Ottica Rattaro – Andrea Rattaro – L’uomo dell’acqua

Genova e il suo mare hanno segnato la sua esistenza.

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Andrea Rattaro ha iniziato molto presto a “vivere” la professione.
Dopo aver ottenuto la specializzazione in ottica e optometria, comincia a lavorare nel negozio di famiglia a Genova, Ottica Rattaro, di fianco al padre che lo spinge a ricercare il confronto con gli altri colleghi. Ciò lo porta a partecipare sia alla vita associativa della sua categoria sia a mantenere vivi i contatti con gli ottici/optometristi e gli oftalmologi.
Una caratteristica imprescindibile dal suo essere è il forte legame con la sua città, realtà commercialmente selettiva e abitudinaria, come ci racconta in questa intervista, e il suo mare, dove scappa appena può per praticare il surf. Siamo andati a trovarlo proprio a Genova mentre cavalcava le onde.

Ottico per caso o per legami di famiglia?
Per legami di famiglia. Mia papà ha aperto il nostro punto vendita a Genova nel 1959 e io ho proseguito la sua attività.

Quali scuole ha frequentato?
Ho conseguito il diploma di ottica presso l’ACOFIS di Milano di Via Soderini e successivamente la specializzazione in optometria a Genova.

Cosa ricorda del primo giorno in negozio?
(Risata) È difficile! Avendo un legame di famiglia, anche quando ero più piccino ho sempre frequentato il nostro punto vendita. Diciamo che è stato un passaggio morbido. Ho forse più patito il momento quando mio papà 15 anni fa mi ha comunicato che si sarebbe dedicato ad altre attività, sempre nel campo ottico optometrico, “obbligandomi” di fatto a camminare con le mie gambe. Il timore era che la clientela potesse avvertire negativamente il passaggio ma, per fortuna, è andato tutto bene, senza alcun tipo di intoppo; segno che la continuità nel servizio e nella professionalità non si è mai interrotta. Mia mamma, invece, anche lei da sempre presente nella nostra attività, ha continuato a lavorare con me fino a un paio di anni fa. Ora l’attività è condotta dal sottoscritto insieme a mia moglie.

Cosa ha significato per lei lavorare con suo padre?
Tantissimo: tutto quello che so oggi lo devo a lui. Con il tempo, ho fatto le mie esperienze, i miei errori, ma mi ha trasmesso la forma mentis, la ratio base per la gestione del negozio. Ovviamente, ho assorbito i suoi insegnamenti e li ho fatti miei, portando una serie di naturali cambiamenti necessari in relazione alle nuove esigenze del mercato e alle nuove tecnologie. In realtà, abbiamo lavorato insieme una decina d’anni e avrei avuto il piacere di continuare questo cammino insieme. È stato un periodo importante, formativo. Erano gli anni Novanta e il lavoro c’era, anche se si iniziavano a sentire i primi sentori dell’attuale crisi economica, ed era impostato in maniera tradizionale.

Ha accennato ai cambiamenti che ha portato nella sua attività… Ce li indicherebbe?
Paradossalmente le idee di mio padre si sono rivelate più moderne rispetto alle attuali. Sostanzialmente ho modificato soprattutto l’approccio commerciale.. è stata una necessità dettata dal cambiamento nel modo di “acquistare e vendere”. Il sistema di approccio professionale nei confronti del pubblico invece non è cambiato: non siamo parte di una catena ma una realtà a sé, anche se appartenente al gruppo OxO Opto coop Italia (inventata nel lontano 1993 da mio papà insieme ad altri lungimiranti colleghi); prestiamo molta attenzione alla professionalità.

Quali marchi gestisce nel suo negozio?
Oltre ai brand delle grandi aziende, abbiamo occhiali di realtà produttive di design meno conosciute ma di estrema qualità.

Come è cambiata la professione di ottico optometrista con gli anni?
Il percorso formativo è cresciuto di livello aumentando le nostre già forti potenzialità professionali. Oggi sul territorio abbiamo ben 7 corsi di laurea in Ottica e Optometria che formano in modo veramente completo le “nuove generazioni” di Ottici Optometristi. La direzione accademica è senza dubbio un risultato importante, fondamentale per la nostra professione. Dal punto di vista “pratico”, lavorativo, la tecnologia è forse sempre più esasperata; e se da una parte aiuta e velocizza nel quotidiano, dall’altra parte riduce l’aspetto romantico della nostra professione. È comunque necessaria la tecnologia quindi ben venga.

Ha mai svolto incarichi associativi?
Sì, ho rivestito la carica di Presidente di Federottica Genova alla fine degli anni Novanta, successivamente sono stato Presidente della Cooperativa Optocoop Genova del Gruppo Oxo (2000-2003), dal 2000 sono nel coordinamento dell’Albo degli Ottici Optometristi e dal 2012 ne sono il Presidente.

Parliamo della sua città, Genova, e dei suoi cittadini che hanno la nomea di essere una popolazione un po’ chiusa, è vero?
Vivo in una città estremamente difficile dal punto di vista commerciale, i genovesi sono molto conservatori e normalmente apprezzano di più l’acquisto nei negozi di riferimento. Questa situazione porta con sé lati positivi e lati negativi. Mi spiego meglio. Questa estrema fedeltà è stata la salvezza di molte nostre attività. Ciononostante molti hanno chiuso perché non hanno saputo o voluto, molti non hanno potuto investire e non si sono modernizzati. È però sbagliata la nomea di una popolazione tirchia, in realtà il genovese spende ma pretende la doverosa qualità. I lati negativi sono invece lo sviluppo commerciale meno forte rispetto ad altre città dove lo scambio è molto più flessibile. I centri commerciali da noi non hanno un forte appeal e molte catene, per questo motivo e per il DNA dei genovesi, decidono di non investire nella nostra città.

Interagisce con gli oftalmologi?
Sì. Credo che l’interazione sia necessaria: la nostra professione che per natura e vocazione è collocabile nell’area sanitaria e quindi, bisogna avere uno scambio continuo con l’oftalmologo. È fondamentale confrontarsi, senza timori; oggi i rapporti sono meno complicati e con molti si è instaurata un’importante e fruttuosa collaborazione. È necessaria, naturalmente, una doverosa correttezza professionale da entrambe le parti. L’ottico optometrista e l’oculista sono le due figure professionali di riferimento che devono interagire e collaborare per il bene visivo di tutti.

Le fiere di settore hanno ancora ragion d’essere?
Sì, perché no?
Pur criticate, sono sempre un punto di riferimento. Le vedo molto interessanti soprattutto per quanto riguarda gli aggiornamenti delle strumentazioni. Sono importanti anche per gli incontri scientifici. Sia Mido che Silmo ad esempio offrono spazi ad interventi scientifici, anche con ospiti internazionali, di livello importante.

Cosa vorrebbe in più da Mido e dalle fiere in generale?
Credo vadano bene così. Ad esempio ho molto apprezzato la formula di Mido su tre giorni abbinata all’iniziativa”Un Treno per Mido”. Quando ha iniziato a praticare il surf?
Da poco, solo da un paio d’anni! Ma è una passione che ho sempre avuto ed un’attività che mi ha sempre affascinato. È una sorta di stato mentale: devi aspettare l’onda giusta e, non sempre arriva subito…. Ho la fortuna di vivere in una città di mare con la “M” maiuscola, quindi ho la possibilità di farlo tutto l’anno.

Quali sono i luoghi dove pratica il surf?
Tendenzialmente, dato che sono molto impegnato con il negozio e con gli impegni legati alla famiglia, non posso dedicarmi esclusivamente al surf e tendo a restare a Genova. Il più delle volte mi oriente verso levante. Ci sono posti meravigliosi dove surfare: è inoltre uno sport che ti permette di scoprire il mondo.

Ha mai provato il kytesurf?
Sinceramente mi attira molto, per ora però preferisco stare con i piedi sulla tavola e non volare. Tutto ciò che riguarda l’acqua mi ha sempre attirato, non a caso ho praticato nuoto e canoa.

Quali sono stati i momenti più emozionanti da quando pratica questo sport?
A parte l’averlo praticato in ogni condizione climatica, la cosa più bella è l’alba… è un’esperienza bellissima.

Quali spiagge consiglierebbe?
Dipende dal livello… In Liguria ci sono sport fantastici e adatti per tutti i livelli.

C’è il lato “social” del surf?
Quando ti appassioni di surf vivi costantemente con un occhio alle previsioni meteo “mare”. È vero che sei “solo” in mare, ma in realtà non è uno sport solitario…

Che cos’è per lei il `suo mare’?
Che bella domanda! È tutto, non riesco a immaginare la mia vita senza il “mio mare”; mentre sto parlando con lei guardo il mare. Fa parte di me. È la mia appendice e io sono un’appendice del mare.